La prevenzione dell'uso di alcol tra i giovani

di Monica Malagoli

In questi giorni sentiamo molto parlare del consumo di alcolici, il tema è stato risollevato dalla recente ordinanza del Sindaco, che vieta la vendita di alcolici ai minori di 16 anni, nelle aree pubbliche e in determinate fasce orarie (dalle ore 20 alle 7; dalle 22 per piadinerie e pizzerie al taglio in centro e aree limitrofe), ma è un argomento che ciclicamente torna alla ribalta con toni allarmistici nei mass media.

Non so se i periodici allarmi siano giustificati, spesso vengono riportati dati di consumo e di comportamenti che sarebbero almeno da approfondire, bisognerebbe sapere come è stato strutturato il campione d'indagine, come sono stati analizzati i dati, come sono stati interpretati e riportati, ecc...Attenzione dunque a prendere tutto per vero ciò che i mass-media ci sottopongono, è importante essere critici.

Se dobbiamo aspettare ad allarmarci è comunque bene non passare all'atteggiamento opposto, ossia sottovalutare il consumo di alcol in quanto è scientificamente provato che può divenire problematico e/o patologico per il singolo e per la collettività.

Sappiamo per certo (ossia è scientificamente provato) che:

  • prima dei 15-16 anni il sistema enzimatico non è completamente sviluppato, il fegato metabolizza l'alcol molto lentamente e per tale motivo continua a permanere nell'organismo a lungo danneggiando gli organi (stomaco, intestino, sistema nervoso centrale, oltre che il fegato). Le ragazze inoltre, e in generale tutte le donne, sono in grado di eliminare la metà di una dose d'alcol che riesce a metabolizzare un uomo.
  • se assunto in presenza di determinate condizioni o situazioni è dannoso e/o pericoloso per sé e per gli altri: se si assumono farmaci; in gravidanza (si possono provocare danni al feto); se si è a stomaco vuoto; se si è alla guida di veicoli; se si stanno svolgendo determinate mansioni che comportano la guida o il dover andare in posizioni sopraelevate; in situazioni di socializzazione/divertimento (aumentano i rischi di rapporti sessuali non protetti, quindi di malattie sessualmente trasmissibili e di gravidanze indesiderate)...
  • i comportamenti abituali di consumo di alcolici portano la persona ad uno stato di assuefazione, tale per cui si aumentano le quantità di assunzione, quasi senza accorgersene. La patologia che ne può derivare è la dipendenza dal consumo di alcol, con le relative problematiche alcol-correlate (non solo organiche, anche mentali e sociali).

Rispetto a questo ultimo punto, i dati dell'Osservatorio Dipendenze Patologiche dell'AUSL di Modena illustrano che le persone che si rivolgono ai Centri Alcologici di tutta la provincia per intraprendere un trattamento sono più di 200 all'anno da ormai sei anni (dal 2004 al 2009), per un'utenza complessiva che supera le 800 persone all'anno negli ultimi 3 anni (fonte: Relazione Annuale 2008 a cura dell'Osservatorio Aziendale Dipendenze Patologiche - settembre 2009).

Ai Centri giungono su iniziativa autonoma (27%) soprattutto persone di sesso maschile (dal '97 al 2008 il 78%), con età media di 48 anni, con qualifica professionale (70%), occupati (43%).

Nel 2008 (ultimi dati disponibili, quelli del 2009 sono in fase di elaborazione) nessun minorenne ha intrapreso un percorso di cura per la dipendenza da alcol, ma ciò si sposa bene con l'eziologia del consumo di alcol: dopo anni di consumo abituale o frequente avviene l'assuefazione e poi la dipendenza, anche le problematiche alcol-correlate di salute organica, mentale e sociale si manifestano perlopiù dopo anni di assunzione.

L'alcol agisce in modo subdolo nel medio-lungo periodo portando in numerosi casi alla dipendenza e in modo repentino nel provocare incidenti, comportamenti sessuali pericolosi, patologie, mortalità nei giovani.

Il bere giovanile ha caratteristiche peculiari e pericolose, in genere avviene lontano dai pasti, con l'assunzione di alcolici di diverso tipo (binge drinking), in gruppo amicale. E' un comportamento di consumo che risponde ad alcuni bisogni del giovane: il disinibirsi nei rapporti al fine d'essere considerato ed accettato dai pari e in particolare dall'altro sesso; di cercare il divertimento, emozioni, gratificazione.

Il consumo d'alcol non è solo subdolo perché non mostra i danni che crea, è anche "ipocrita" perché crea percezioni illusorie. Se inizialmente disinibisce, cresce il senso di socializzazione anche nei più timidi, agisce dopo come un depressivo del sistema nevoso centrale; inoltre, il senso di sicurezza non fa percepire i rischi e altera il senso del dolore, portando a comportamenti pericolosi per la salute; il divertimento che può generare è spesso un "mettersi in ridicolo" e termina, quando va bene, con il mal di stomaco.

Cosa si può fare per arginare un consumo così pericoloso per i giovani (ma non solo)?

E' necessario un approccio comunitario di prevenzione, ove tutti si sentano responsabili di ciò che avviene al riguardo (i genitori, la cassiera del supermercato, il barista, l'insegnante, l'allenatore...), ove tutti abbiano a cuore la salute dei ragazzi (e non interessi economici). I giovani hanno bisogno di messaggi univoci e coerenti nei confronti del consumo d'alcol, innanzitutto in famiglia e negli altri contesti. Sono da "ridicolarizzare" con loro certe pubblicità e da riflettere con loro, ad esempio, cosa c'è dietro alla "drink card", dietro al "pub crawl" (strisciare per pub, ossia tour etilico organizzato), dietro all'happy hour (direi solo interessi economici...E' giusto rimetterci la salute per far arricchire altri?)...

I divieti servono solamente se i giovani comprendono che sono stati fatti perché li si vuole bene, li si vuole in salute, li si vuole vivi, li si vuole pienamente in grado d'esprimere loro stessi perché sono belli così come sono, non hanno bisogno di mostrarsi diversi.

Negli adulti sono da sfatare luoghi comuni (non è vero che l'alcol da' calore, è solo una sensazione dovuta al dilatarsi dei vasi sanguinei; non è vero che la birra fa latte, la donna ha bisogno solo di liquidi, inoltre l'alcol lo passa al neonato con il latte e nel feto con il liquido amniotico; non è vero che l'alcol disseta, disidrata in quanto fa urinare di più; non è vero che il vino fa buon sangue, può creare anemia e aumento dei grassi; non è vero che aiuta la digestione, la rallenta; non da' forza, solo una parte delle calorie è utilizzata dai muscoli, diminuisce solo il senso dell'affaticamento; non rende sicuri, da' solo una sensazione momentanea che sfocia nella depressione...) e una cultura sedimentata. Sono altresì da incentivare coalizzazioni tra genitori per contrastare i comportamenti nocivi dei ragazzi quando si ritrovano nei gruppi informali (le c.d. "compagnie"), per promuovere comportamenti responsabili (ad esempio, dev'essere l'amico che non ha bevuto nulla a guidare...), per comunicare che ogni amico dev'essere accettato così com'è e incluso, per dire alle ragazze che i maschietti possono avere difficoltà a parlare con loro e viceversa e per questo non bisogna ridicolarizzarsi a vicenda.... I genitori sono i primi, i più vicini che possono trasmettere loro i messaggi.

All'articolo allego un decalogo stilato dall'Istituto Superiore della Sanità rivolto proprio a loro, sperando che possa aiutarli nel loro compito.

Il decalogo dell'Istituto Superiore della Sanità dedicato ai genitori per contrastare l'abuso di alcol tra i teenager


Fonte: Istituto Superiore di Sanità

  1. I giovani per natura sono poco inclini al conformismo. Necessario smontare con loro la pubblicità sugli alcolici trasmesse dai media.
  2. I ragazzi sempre più frequentemente bevono per superare difficoltà di relazione e assumere un ruolo all'interno del gruppo. Quando l'alcol acquista un valore comportamentale, ai genitori spetta un ruolo chiave: dare il buon esempio, creando un ambiente familiare in cui la presenza dell'alcol è visibile, ma discreta e il consumo moderato.
  3. Parlare ai giovani, fin da quando sono bambini, dei danni e dei rischi legati all'alcol.
  4. Insegnare ai figli che prima dei 15 anni l'apparato digerente non è ancora in grado di "smontare" l'alcol, perché il sistema enzimatico non è completamente sviluppato. Le ragazze inoltre, e in generale tutte le donne, sono in grado di eliminare la metà di una dose d'alcol che riesce a metabolizzare un uomo.
  5. Sia le adolescenti sia le donne adulte devono sapere che l'alcol nuoce al feto. Il nascituro non è dotato di sistemi enzimatici capaci di smaltire l'alcol.
  6. È bene "preparare" i giovani, informandoli su come le performance individuali (come la guida) cambino sotto l'influenza di un abuso alcolico. Anche una banale serata in pizzeria può trasformarsi in una situazione a rischio quando si deve tornare a casa in motorino.
  7. Insegnare ai ragazzi a leggere le etichette e analizzare con loro le bottiglie e le lattine contenenti alcol da cui sono attirati per la forma, il colore e il sapore.
  8. Spiegare ai giovani che il nostro organismo richiede nel tempo quantità sempre maggiori di alcol per provare le stesse esperienze di piacere. I bicchieri aumentano, si perde il controllo ma si diventa anche dipendenti dall'alcol.
  9. Coinvolgere i figli nell'organizzazione di una festa o di un semplice incontro può essere l'occasione per dimostrare che ci si può divertire anche con le sole bevande analcoliche.
  10. I genitori dovrebbero evitare di favorire un consumo precoce, dando sempre un esempio di moderazione.